martedì 28 novembre 2017

Cesàreo Onzari e il Gol Olimpico


Ci sono gesti tecnici che restano, e resteranno per sempre, indissolubilmente legati ai giocatori che li hanno resi celebri. E' così, per esempio, che quando un calciatore esegue il cosiddetto “elastico”, la mente di ogni appassionato va a Ronaldinho, tra i più formidabili esecutori del gesto. E così per tante altre finte, tanti altri movimenti che ogni giorno vanno in scena sui campi del pianeta. C'è però un gesto tecnico, una giocata, che ha visto il nome del suo “padre” scivolare via, quasi dimenticato tra le pagine di storia del calcio. E' il gol segnato direttamente da calcio d'angolo: si usa chiamarlo “gol olimpico”, soprattutto nei paesi dell'America Latina. Questo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non perchè fu segnato durante un'Olimpiade. 

martedì 21 novembre 2017

Josè Andrade, dalla gloria all'oblìo


Il nome di Josè Andrade, a tanti appassionati di calcio di oggi, probabilmente dice poco o nulla. Eppure costui, nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo, stilata nel 2000 dall'Iffhs, figura al 29° posto, al 20° prendendo in considerazione solamente i giocatori sudamericani. Josè Andrade, insomma, fu un grandissimo sui campi di calcio, ma come tanti, troppi suoi colleghi, trovò l'oblìo una volta appesi al chiodo gli scarpini, una volta allontanatosi dalle luci della ribalta. Inghiottì sé stesso, morì lontano da tutto e da tutti. Anche per questo, oggi, non sono in molti a ricordare il suo nome. Il nome di un calciatore meraviglioso, che segnò in maniera indelebile la storia del calcio nella prima metà del secolo scorso.

lunedì 7 agosto 2017

"El Chito non deve giocare"


Nell'immaginario collettivo, i Mondiali giocati in Messico nell'estate del 1970 sono quelli di Italia-Germania 4-3, o meglio “Italiagermaniaquattroatrè”, detto tutto d'un fiato. Sono i Mondiali del “partido del siglo”, la partita del secolo, della staffetta Mazzola-Rivera che divide l'Italia, ma non solo, ovviamente. C'è anche dell'altro, tanto altro. Sono i Mondiali del Brasile, che alza la Coppa Rimet al cielo per la terza volta e se la prende per sempre, sono gli ultimi Mondiali di Edson Arantes do Nascimento, gli ultimi Mondiali di Pelè. Ma sono anche i Mondiali di Gerd Muller, che con 10 reti si prende la palma di capocannoniere del torneo, sono i primi Mondiali trasmessi a colori dalle tv di mezzo mondo, sono i primi in cui i direttori di gara sventolano i cartellini, idea con la quale l'inglese Aston ha introdotto nel mondo del pallone un linguaggio non verbale universale, comprensibile a tutti. Ma se per caso vi ritrovaste a scambiare quattro chiacchiere con un peruviano, e se domandaste lui un pensiero su quei Mondiali, quelli giocati in Messico nell'estate del 1970, è probabile che la sua risposta sarebbe su per giù la seguente: “Una gran verguenza”. “Una gran vergogna”, sentenzierebbe questo ipotetico peruviano. Perchè questo è stato, per gli eredi dell'impero Inca, il Mondiale del 1970.

lunedì 24 luglio 2017

Lucien Laurent, pioniere dei Mondiali

  

L'avevano sognata per anni, per decenni. L'avevano sognata, desiderata, sfiorata, ma mai, in una rincorsa durata quasi settant'anni, erano riusciti a toccarla, a sentirne sotto le dita i dolci lineamenti. Ma in quella sera di luglio del '98 quel sogno era diventato realtà. Mentre il sole scendeva a riposarsi dietro i tetti di Montmartre, dopo essersi specchiato nella Senna, la Francia si addormentava guardando tutti dall'alto verso il basso. Ma stavolta non si trattava di “grandeur”, no, stavolta la Francia ce l'aveva fatta davvero: era il 12 luglio del 1998, e allo stadio di Saint Denis i ragazzi di Jacquet avevano sconfitto il Brasile nella finale dei Mondiali casalinghi. Campioni del mondo. Finalmente. Là dove aveva fallito gente del calibro di Kopa, Fontaine e Platini, erano riusciti Zidane e compagni.

venerdì 14 luglio 2017

Non ci proverò mai più


Questa volta non mi avrà. No, lo giuro, questa volta no.

Si è presa troppo, nella mia vita, quella squadra. Ho permesso che si prendesse troppo, anno dopo anno, campionato dopo campionato. Il più delle volte mi ha restituito delusione, disillusione, sofferenza. Ma sono giovane e posso cambiare le cose, posso rimescolare le mie priorità, posso mettere da parte il cuore. Posso farlo, voglio farlo.