mercoledì 8 giugno 2016

Cristian Fabbiani, "El Ogro"


C'è stato un tempo in cui i calciatori erano persone normali. Tempi in cui gente come Gianni Rivera e Mario Corso, non esattamente corazzieri, riusciva a “sfondare”. Tempi in cui la tecnica era ancora il criterio principale per giudicare un giocatore di calcio. Tempi in cui la forma fisica era sì un aspetto importante, ma non il più importante. Poi la scienza e la tecnologia hanno fatto prepotentemente il loro ingresso nel mondo del pallone: nuove metodologie d'allenamento, attenzione maniacale alla preparazione fisica e all'alimentazione. I calciatori, oggi, sono degli armadi a quattro ante, marcantoni dal fisico scolpito nel marmo, montagne di muscoli messe a punto grazie ad allenamenti mirati e programmi studiati a tavolino dai migliori nutrizionisti. L'esempio di quanto la forma fisica conti nel calcio odierno è Cristiano Ronaldo, uno che cura il proprio corpo come un tempio: un'automa, quasi un robot. La forma fisica, nel calcio moderno, è tutto. C'è però chi non ha voluto piegarsi a questa tendenza, c'è chi ha scelto di fare il calciatore professionista fregandosene della giusta alimentazione, della cura iper scrupolosa della condizione fisica. Lui è Cristian Gastòn Fabbiani, è argentino, pesa all'incirca un quintale, ma di mestiere fa l'attaccante.


Fabbiani nasce il 3 settembre del 1983 a Ciudad Evita, cittadina argentina di 70 mila anime nell'area metropolitana di Buenos Aires. Tre le passioni del nostro: il calcio, la buona tavola e le donne. Fabbiani vuole prendersi tutto, e non rinuncerà mai a nemmeno uno dei suoi tre grandi amori. I primi calci al pallone Cristian li tira indossando la casacca del Club Social Y Deportivo Linier, poi, nel 2001, la prima chance per sfondare. A dargliela è il Lanùs, una delle tante compagini della capitale argentina.



Fabbiani mette in mostra una silhouette per nulla degna di un calciatore professionista: Cristian è infatti un omaccione di un metro e 89 il cui peso non scende quasi mai sotto il quintale. Per contro, però, il ragazzo di Ciudad Evita sfoggia doti tecniche da campione: tocchi di classe, numeri d'alta scuola, un buon numero di gol. Nel 2003 Fabbiani inizia il suo giro intorno al mondo trasferendosi in Cile, al Club Deportivo Palestino, società fondata nel 1920 da immigrati palestinesi e che della bandiera della Palestina, per l'appunto, porta i colori. La forma fisica è sempre la stessa, ma ai tifosi cileni poco importa: Fabbiani segna 16 reti in 25 gare. Tanto basterebbe per far parlare di lui. Non per Cristian: dopo una di quelle 16 reti, Fabbiani indossa la maschera di Shrek e corre sotto la curva. Un messaggio forte e chiaro a tutti quelli che ironizzano sulla sua linea, come a dire “Sì, sono sovrappeso, lo so, ma segno lo stesso, e allora?”. Cristian diventa l'idolo indiscusso dei tifosi del Palestino, qualcuno ne invoca addirittura la naturalizzazione per farlo giocare nella Roja. Da quel giorno, Fabbiani è per tutti “El Ogro”, l'Orco. Le sue prestazioni in Cile non passano inosservate, il Lanùs decide così di riportarlo a casa: qui l'Orco non delude, segna 14 reti in 36 partite, ma la sua stazza, unita al fatto di non volerci nemmeno provare, a perdere qualche chilo, non convince la dirigenza, che lo spedisce addirittura al Beitar, squadra di Gerusalemme. Qualcuno sussurra che in realtà quest'esilio sia stato causato da una presunta relazione tra “El Ogro” e la figlia di un dirigente del Lanùs: eccola, la terza delle passioni di Fabbiani. L'esperienza in Israele è fallimentare: “El Ogro” supera a stento le visite mediche, complice il suo “leggero” sovrappeso, mette insieme appena sei presenze senza mai segnare, viene accusato di scarso impegno e mestamente se ne ritorna in patria. Anche il Lanùs, però, lo scarica. Il livello delle sue prestazioni è in picchiata, al contrario della lancetta della bilancia, che sfonda il muro del quintale.



Nel 2007-2008 la rinascita dell'orco, al Cluj, in Romania: scudetto, coppa nazionale, 11 reti e prestazioni da autentico trascinatore. Fabbiani lascia la Romania dopo un solo anno, alla sua maniera, dichiarando: “Mai visto donne così belle e uomini così brutto”. L'orco risale sull'aereo, sorvola ancora una volta l'Atlantico e si accasa al Newell's Old Boys: in rojinegro si vede uno dei migliori Fabbiani di sempre. La forma è quasi imbarazzante per un atleta professionista, ma le qualità tecniche sono di quelle che in un calciatore si vedono molto, molto raramente: in sei mesi 15 presenze, 5 reti, una quantità infinita di giocate da applausi, da campione vero.



Sei mesi che all'orco valgono la chiamata di uno dei club più prestigiosi del mondo, il River Plate. L'accoglienza è quella che si riserva ai grandi: sugli spalti del Monumentàal i tifosi si presentano con le maschere di Shrek, le donne con quella di Fiona, compagna del celebre orco del cartone animato Dreamworks. Il cantante Javier Montès gli dedica anche una canzone, “La Banda del Ogro”: è Fabbiani-mania. Con i Milionarios, dopo un inizio promettente, Fabbiani delude però le aspettative. Il peso di Cristian è in costante aumento, lui, l'orco, per la verità fa poco, troppo poco per ritrovare una forma accettabile. Solo due reti in 25 presenze, arrivano le critiche, arrivano i fischi, arriva dopo un solo anno il tempo dei saluti. Nel 2010 Fabbiani sembra vicino ai messicani del Veracruz, che però non lo tesserano a causa del suo peso, diventato ormai un problema troppo grande per esprimersi a grandi livelli. La tecnica e la classe, ancorchè sopraffine, non bastano più, se pesi la bellezza di 104 chili. Nel 2010-2011 “El Ogro” trova sistemazione all'All Boys, squadra neopromossa nella massima serie argentina. Anche qui poche gioie regalate ai tifosi (due sole reti), tante, tantissimi critiche anche da parte della stampa. A Fabbiani non rimane che consolarsi con le serie minori: Cristian firma per l'Independiente Rivadavia, seconda serie argentina. Ancora una volta, però, la bilancia si rivela un problema troppo grande: l'orco finisce ai margini della rosa ed è costretto ad un altro trasferimento. Nel 2014 ad accoglierlo è la Bolivia, dove Fabbiani firma per lo Sport Club Warnes: otto presenze, un gol, esperienza dimenticabile. Qualcuno parla di una carriera al capolinea, di un orco prossimo al ritiro, ma nel 2015 ecco il colpo di scena: Fabbiani, all'alba dei 32 anni, per la prima volta decide di comportarsi da calciatore professionista a tutti gli effetti. Perde 26 chili e torna in patria, all'Independiente di San Luìs, in seconda serie. Nove presenze, due reti, poi il destino ci mette lo zampino: a Fabbiani viene diagnosticato un tumore al gemello della gamba destra. Nulla di incurabile, i medici danno a Cristian il permesso di continuare ad allenarsi, ma è la definitiva parola fine per la carriera ad alti livelli dell'orco, che nel 2016, a 33 anni, si trasferisce ancora una volta: la destinazione è il Liga de Portoviejo, seconda divisone ecuadoregna.

Di treni per il “grande calcio”, di fronte a Fabbiani, ne sono passati tanti. Lui ha preferito rimanere a guardare, regalando al mondo del calcio solo a sprazzi la sua classe cristallina: quando voleva lui, quando lo diceva lui, senza prendere ordini da nessuno. Doveva scegliere tra una vita da atleta, la buona tavola e le belle donne: ha deciso di non scegliere, “El Ogro”, ha deciso di prendersi tutto, senza mai rinunciare alle sue passioni. Avrebbe potuto essere un grandissimo, Fabbiani, avrebbe potuto giocare nei più grandi club del mondo, avrebbe potuto essere un titolare nell'albiceleste. Ha scelto di essere semplicemente sé stesso, senza dare ascolto a chi gli indicava vie diverse, a chi non perdeva occasione per sottolineare i suoi errori, i suoi eccessi e le sue mancanze. Ha qualche trofeo in meno nella sua personale bacheca, ha probabilmente qualche milione in meno sul conto corrente, “El Ogro”, ma ha tante, tantissime storie da raccontare.


“Quella volta che pesavo cento chili, ma il Monumentàl cantava per me...”

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