giovedì 16 giugno 2016

Spezia, lo scudetto che non c'è


Da quando il pallone ha iniziato a rotolare sul suolo italiano fino ad oggi, gli scudetti ufficialmente assegnati sono stati 112. Ognuno con una propria storia: scudetti vinti dopo entusiasmanti rimonte, scudetti vinti a sorpresa, scudetti revocati, e chi più ne ha più ne metta. Tra questi 112 scudetti, però, non figura quello conquistato nel luglio del 1944 dai Vigili del Fuoco di La Spezia: una delle storie più incredibili e discusse del nostro calcio.
Una storia che inizia nel settembre del '43. In quelle settimane, l'Italia non è esattamente la nazione più tranquilla nella quale vivere. L'armistizio con le forze anglo-americane viene annunciato da Pietro Badoglio l'8 settembre 1943 dopo sanguinosi bombardamenti in diverse città italiane, la risalita degli Alleati, sbarcati in Sicilia il 10 luglio, prosegue. Al nord viene instaurata la Repubblica Sociale Italiana, niente più di uno stato-fantoccio sotto il controllo militare dei tedeschi. L'inflazione è a livelli stellari, i bombardamenti sono continui, il coprifuoco scatta puntuale ogni sera alle 21.30: le condizioni in cui il popolo italiano vive ogni giorno sono al limite della capacità umana di sopportazione. In questo quadro caotico, però, il calcio non deve fermarsi: questo rende l'idea di quale importanza sociale abbia assunto il pallone, a meno di cinquant'anni dalla sua diffusione in Italia.

Le strutture sportive, dopo l'armistizio, abbandonano Roma e seguono Mussolini nella Repubblica di Salò: il Coni si insedia a Venezia, il commissario è Ettore Rossi, archeologo ed architetto, tra i fautori del quartiere romano dell'Eur, il quale si autoproclama commissario della Federcalcio e ripristina i campionati. Perchè il calcio non si deve fermare. Non tutto, però, può procedere secondo normalità, in una nazione spaccata in due come l'Italia post armistizio, in un Nord Italia falcidiata dalla guerra civile. I tesseramenti dei calciatori, per esempio, sono stati sospesi: i giocatori sono liberi di accasarsi dove vogliono. Molti ne approfittano per avvicinarsi a casa: l'obiettivo è evitare l'arruolamento forzoso con la Rsi o, peggio, la deportazione nei campi di lavoro nazisti. Giocatori che però, al termine del conflitto, avranno l'obbligo di ritornare nelle proprie società d'origine. In novembre, comunque, nasce una Divisione Nazionale con 12 gironi regionali, alla quale aderiscono 173 società.

Tra queste c'è anche lo Spezia, che però attraversa una profonda crisi societaria: il presidente Perioli è stato catturato e internato in un campo di concentramento tedesco, l'unico dirigente ancora in libertà, Giacomo Semorile, chiede così aiuto all'ingegner Gandino, comandante dei Vigli del Fuoco, la cui squadra milita nelle categorie inferiori: la città di La Spezia, nella Divisione Nazionale del '44, sarà così rappresentata dal 42° Corpo dei Vigili del Fuoco, cui lo Spezia "presta" molti giocatori, con l'accordo di restituirli a fine conflitto. Un "sotterfugio" che servirà anche a salvare molti ragazzi all'arruolamento. L'allenatore sarà Ottavio Barbieri, ex mediano del Genoa e della nazionale azzurra. Il campionato prende il via il 16 gennaio del 1944, si parte con le eliminatorie regionali.

I Vigli del Fuoco di La Spezia sono inseriti nel girone D del campionato regionale dell'Emilia, insieme a Suzzara, Fidentina, Parma e Busseto. Cinque vittorie, tre pareggi, gli spezzini sorprendono tutti e si qualificano per le finali regionali, che saranno caratterizzate da due gironi da quattro squadre: con cinque vittorie e una sola sconfitta i Vigili del Fuoco di La Spezia vincono anche questo raggruppamento e continuano il loro cammino. Il 2 aprile del 1944 gli spezzini avanzano, e si qualificano per le semifinali interregionali. Ad attenderli c'è il Bologna: in casa dei felsinei, l'11 giugno del '44, i liguri passano in vantaggio a pochi minuti dalla fine con un gol in sospetto fuorigioco. Furiose, roboanti le proteste dei tifosi sulle tribune, che causano addirittura la sospensione della gara, assegnata a tavolino agli spezzini con il punteggio di 2-0. Il ritorno non verrà mai disputato: il Bologna ritirerà la squadra in segno di protesta. Alla fase finale, così, ci andranno i Vigili del Fuoco di La Spezia.

Il "mezzo sistema" spezzino

In finale, ad attendere i liguri, ci sono il Venezia e il Torino, che ha assunto la denominazione Torino FIAT ed è in procinto di diventare il Grande Torino ed entrare nel mito dopo la tragedia di Superga: i Vigili del Fuoco di La Spezia, insomma, sono la vera outsider. Ma gli spezzini non sono lì per caso, propongono un rivoluzionario "mezzo sistema", che prevede l'introduzione del libero: una soluzione che mister Barbieri ha "copiato" da Rappan, leggendario tecnico austriaco, da Garbutt, cui fece da vice al Genoa, e da Joszef Banas, allenatore del Padova in serie B. Non sono lì per caso, i Vigili del Fuoco, e lo dimostreranno. Le finali si disputano all'Arena di Milano a partire dal 9 luglio del 1944: pochissimi gli spettatori, troppo grande la paura di retate da parte delle SS. La prima gara vede gli spezzini affrontare il Venezia: 1-1 il risultato finale. Strada spianata per la corazzata granata? Sembra di sì. I campioni d'Italia in carica, però, sottovalutano i ragazzi di Barbieri. Il Torino, infatti, appena due giorni prima dell'incontro con i liguri, in programma per il 16 luglio, si recano a Trieste per sfidare la Rappresentativa Venezia Giulia in qualità di Rappresentativa Piemonte. I granata raggiungono l'Arena appena due ore prima del fischio d'inizio della partita contro i liguri. Una leggerezza che pagheranno a caro prezzo. La leggenda narra addirittura che Pozzo, trainer granata, si recò negli spogliatoi dell'Arena che ospitavano gli spezzini, prima della gara, per complimentarsi con loro per essere arrivati fino alle finali, promettendo inoltre di non infierire. Ma i Vigili del Fuoco di La Spezia vincono 2-1: decide la doppietta di Angelini, intervallata dal momentaneo pareggio del mitico Silvio Piola. Bani, Persia, Borrini, Amenta, Gramaglia, Scarpato, Rostagno, Tommaseo, Angelini, Tori, Costa: questo l'undici ligure capace di compiere l'impresa. Il 20 luglio del 1944 il Torino travolge il Venezia per 5-2, la classifica del girone finale recita così: Vigili del Fuoco di La Spezia 4, Torino 3, Venezia 1.

Una fase di gioco all'Arena milanese

Gli spezzini sono i Campioni d'Italia 1943-44.

Anzi no. Già, perchè il luglio 1944, dopo la vittoria degli spezzini sul Torino, la federazione, nel frattempo trasferitasi da Venezia a Milano e affidata a Ferdinando Pozzani, emette un comunicato nel quale stabilisce che alla vincitrice del torneo sarebbe andata la Coppa Federale del campionato di guerra, invece che il regolare scudetto. La Figc smentisce sè stessa: fino a quel momento, infatti, era stato stabilito che il titolo assegnato dalla Divisione Nazionale sarebbe stato uno scudetto a tutti gli effetti. Che accadde, quindi? Una risposta certa non c'è. Si parlò di pressioni dall'alto, in particolare da parte dei grandi club, il Torino di Novo su tutti, infastiditi, per usare un eufemismo, dopo essere stati beffati da una squadra di Vigili del Fuoco, di veri e propri dilettanti. Proprio il Torino protestò per una presunta squalifica non scontata da Angelini, a segno con una doppietta contro i granata. Qualche anno dopo, per spiegare il "dietrofront" federale, si fece poi riferimento ad un torneo dal ridotto valore, un torneo di propaganda organizzato da un regime poi condannato dalla storia. Quello del '44 era senz'altro un campionato dimezzato: le squadre del sud non vi poterono prendere parte, quelle dell'Italia centrale non parteciparono ai gironi finali. Torneo decimato, sì, ma non più di quanto lo fossero quelli dell'epoca pionieristica, che invece assegnarono regolari e riconosciuti scudetti.

La Figc, però, la pensa diversamente, e l'8 agosto un altro comunicato annuncia che il titolo italiano rimane al Torino, campione nel 1942-43. A nulla valgono le proteste liguri, sia nell'immediato che negli anni successivi. La Figc non indietreggia dalle sue posizioni. Una sola la modifica applicata, con la denominazione "Divisone Nazionale" che muta in "Campionato Alta Italia".

Passano più di cinquant'anni: proteste, esposti, petizioni, tutto per vedere assegnato allo Spezia quello scudetto. Nulla da fare, per la Figc quel torneo, che si disputò in un'Italia spezzata in due e insanguinata dagli orrori della guerra, non ha il valore di campionato nazionale. Poi, il 15 gennaio 2002, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ammorbidisce la sua posizione, riconoscendo allo Spezia Calcio un titolo onorifico per quel torneo: titolo ufficiale, ma non equiparabile ad uno scudetto. C'è di più: lo Spezia ottiene il permesso di apporre permanentemente sulle sue maglie un distintivo in memoria di quell'impresa. Un fatto più unico che raro, che desta più di una riflessione. Innanzitutto, la Figc riconosce, con questa decisione, un torneo che si svolse sul suolo della Repubblica Sociale Italiana, e non del Regno d'Italia. In secondo luogo, a vincere quel torneo furono i Vigili del Fuoco di La Spezia, e non lo Spezia Calcio: due società ben distinte tra di loro. La Figc, infatti, alla ripresa dei campionati regolari nel '45, rigettò a più riprese la fusione tra le due realtà. Lo Spezia Calcio, quindi, porta sulle maglie il simbolo di un torneo che, ufficialmente, non ha vinto. Ma l'impresa, quella di quel drappello di uomini che in un paese messo in ginocchio dalla guerra fu in grado di avere la meglio sulle leggende del Grande Torino, quella resta.

Il titolo "onorifico"

Nel 1944-45 la situazione in Italia degenerò, e anche il pallone fu costretto a fermarsi. Al di sotto della linea gotica, in un'Italia già liberata, qualcosa si muove, prende il via un abbozzo di riorganizzazione, al nord la situazione è problematica: l'attività non cessa mai del tutto, ma non c'è un vero e proprio torneo. Niente scudetto, nel 1945.

Uno scudetto che, secondo gli almanacchi, non è stato assegnato nemmeno nel 1944. I Vigili del Fuoco di La Spezia, però, salirono sul tetto d'Italia nel luglio di quel travagliato e sanguinoso anno, battendo una squadra che sarebbe poi entrata nell'Olimpo di questo sport.

Più di uno scudetto, verrebbe da dire.

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