lunedì 6 giugno 2016

Un giorno triste



6 giugno 2016. E' ufficiale. Massimo Moratti esce di scena. Il legame tra lo storico patron e la società nerazzurra finisce qui, dopo 21 anni, 16 trofei e una quantità incalcolabile di milioni spesi. Con la cessione delle quote di maggioranza a Suning l'Inter parlerà cinese, dopo la parentesi indonesiana vissuta con Erick Thohir. Per il calcio italiano è un giorno storico. Per coloro i quali il pallone è ancora una questione di cuore, questo è un giorno triste.
Con l'uscita di scena di Massimo Moratti, il calcio italiano perde un pezzo importante della sua storia recente, ma soprattutto perde uno degli ultimi presidenti romantici rimasti. Romantici, sì. Parliamo di quella cerchia di presidenti che hanno fatto grande il calcio italiano lavorando (anche) con il cuore. Quegli straordinari personaggi per i quali i sentimenti ancora contavano qualcosa, nella gestione di un club. Parliamo dei Sensi, dei Massimino, degli Anconetani. Lo stesso Berlusconi, a modo suo, rientra in questa categoria di presidenti, presidenti romantici, tifosi ancor prima che dirigenti. Una categoria di cui Massimo Moratti è stato forse il massimo esponente. Proprio quest'amore, questa sconfinata passione per i colori nerazzurri ha per lunghi anni rappresentato paradossalmente un limite per l'ormai ex patron nerazzurro. La passione acceca la ragione, l'amore va spesso in antitesi con la lucidità, che quindi spesso è venuta a mancare nelle scelte di Moratti, soprattutto in sede di mercato. I tifosi nerazzurri, però, lo hanno sempre perdonato: sapevano che ogni scelta che Moratti prendeva aveva come obiettivo il bene dell'Inter. Già, perchè lui, dell'Inter, era il primo tifoso. Lui, l'Inter, l'ha sempre amata più di chiunque altro. Un amore che era diventato ossessione negli anni pre-calciopoli, quando le vittorie non arrivavano e l'obiettivo di riportare la società nerazzurra ai fasti degli anni Sessanta, sotto la guida di papà Angelo, sembrava quasi utopia. Un amore esploso in tutta la sua gioia la sera del 22 maggio 2010, dopo la conquista di una storica Champions League che andò a completare un altrettanto storico triplete.



I presidenti come Moratti sono stati il lato umano del calcio, un calcio in cui già giravano vagonate di quattrini, ma che allo stesso tempo sapeva dare il giusto valore e il giusto spazio ai sentimenti. Quelli come lui erano tifosi, prima che presidenti, e questo avvicinava enormemente il calcio alla gente. Personaggi umorali, irrazionali, vulcanici, in una sola parola umani, personaggi che i tifosi sentivano vicini proprio per questo loro lato genuino. Non come i freddi e imperturbabili uomini d'affari che si stanno prendendo il pallone, oggi.

Non ne fanno più, di presidenti come Moratti, in un calcio sempre meno romantico e sempre più avviato sulla strada del business. Una strada senza ritorno, sulla quale l'amore, la passione e i sentimenti sono scarificati sull'altare del Dio denaro. Perchè ora il soldo è l'unica cosa che conta. L'Inter, il Milan, la Roma, piuttosto che qualsiasi altra società, sono diventati nient'altro che semplici macchine da soldi per i rispettivi proprietari. Il risultato sportivo sembra passato in secondo piano, il profitto è l'unico obiettivo, i sentimenti non contano più niente. Certo, è possibile che i cinesi di Suning riporteranno in alto l'Inter, ma l'abbandono di Moratti resterà in ogni caso un duro colpo inferto al lato romantico del calcio.

Per questo, oggi, 6 giugno 2016, è un giorno triste. Non solo per i tifosi nerazzurri, ma per il calcio italiano tutto. Un calcio che sta fuggendo dalle mani di chi lo ama di più: i tifosi.

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