venerdì 7 ottobre 2016

Il peccato e la vergogna


Ieri sera, 6 ottobre 2016, l'Italia ospitava la Spagna per la seconda gara di qualificazione ai Mondiali che si disputeranno in Russia nel 2018. Lo faceva accogliendo le Furie Rosse in uno dei pochi gioielli dell'impiantistica sportiva italiana, lo Juventus Stadium, dando agli spagnoli l'occasione di prendersi la rivincita dopo gli ottavi di finale dell'Europeo francese vinti dagli azzurri appena cento giorni fa. Si sfidavano due squadre ai primi passi di una nuova era, guidate da Ct nuovi come Ventura e Lopetegui, in campo scendevano fior di campioni: da Iniesta a Buffon, da Piquè a Barzagli, passando per Bonucci e Silva. Insomma, c'erano i presupposti per una splendida serata di sport. Poteva essere un bello spot per il calcio. E invece non lo è stato.

Non lo è stato, perchè nella serata dello Juventus Stadium le note negative, in campo e fuori, hanno decisamente oscurato quelle positive.

In campo si è vista un'Italia che per oltre un'ora è stata a guardare, arrendevole e tremebonda, priva di una pur minima scintilla, un'Italia in balìa del soffocante possesso palla spagnolo, un'Italia che per due terzi di partita ci ha capito poco o nulla, lasciando l'iniziativa costantemente in mano agli ospiti.

Un'Italia che tuttavia, nonostante la deprimente prestazione offerta, non sarebbe caduta, non fosse stato per un erroraccio di uno dei suoi baluardi più affidabili. La serata dello Juventus Stadium ha offerto anche questo: una delle rare "papere" del portiere più forte della storia del calcio, Gigi Buffon, recordman di presenze e capitano azzurro, incappato in un clamoroso e sanguinoso scivolone proprio nel suo stadio, proprio in una delle tappe fondamentali del cammino che porta in Russia.

E se in campo, per oltre un'ora, le cose per l'Italia non sono andate bene, sugli spalti, se possibile, è andata ancor peggio. Lo Stadium, tutto esaurito per l'occasione, ha accolto la Spagna sciorinando il peggio del peggio del "tifoso" medio italiano. "Tifoso", tra virgolette, perchè il tifo, in tutta onestà, è altra cosa rispetto a quanto si è visto ieri sera sugli spalti dell'impianto torinese.

Chissà che cos'avrà pensato De Gea, portiere ospite, mentre i "tifosi" italiani accompagnavano ogni suo rinvio dal fondo con un bel "merda!". "Ma che cosa ho fatto?", avrà forse pensato. Nulla, il numero uno del Manchester United non aveva fatto nulla per meritare tale trattamento. Eppure, lo Stadium non gli ha evitato un'usanza che sui campi italiani è diventata tristemente usuale, ma che non per questo meno ignobile, deprimente, fastidiosa per chiunque si possa considerare sportivo. Ma ai "tifosi" dello Stadium, evidentemente, di essere sportivi importava poco o nulla, ieri sera (però che disonesto, Diego Costa, a calciare via quel pallone a gioco fermo, ah, che indignazione).

Ero anch'io sulle tribune dello Stadium, ieri sera, e tutte queste cose mi hanno infastidito. L'Italia molle e spenta, gli insulti completamente immotivati ai giocatori spagnoli. Speravo di assistere ad uno spettacolo migliore, insomma. Il fastidio, però, è diventato autentica vergogna al minuto 30 del primo tempo.

Riccardo Montolivo va a contrasto con Gerard Piquè, cade e rimane a terra. I sanitari azzurri entrano in campo per soccorrere il centrocampista del Milan, c'è qualche secondo di attesa per capire quali sono le sue condizioni. Ma Montolivo non ce la fa, dal campo arriva un gesto inequivocabile verso la panchina: cambio, serve la sostituzione. Ed è in questo momento che si consuma un fatto cui personalmente non avevo mai assistito e a cui speravo di non assistere mai: uno stadio intero che esulta per l'infortunio di un suo giocatore.

Non un malcelato sollievo per l'uscita di scena di un giocatore tra i più bistrattati d'Italia. No, un fragoroso e vergognoso boato accompagnato da applausi e urla di giubilo. Come se l'Italia avesse segnato un gol. Montolivo veniva accompagnato fuori zoppicante e dolorante, sugli spalti "tifosi" si abbracciavano, ringraziavano il cielo, sghignazzavano gioiosi, alzavano i pugni verso il cielo.

Se fino a quel momento avevo provato fastidio per i comportamenti dei miei "compagni di tifo", al 30' del primo tempo mi sono letteralmente vergognato. Mi sono vergognato di far parte di quella massa di persone, di trovarmi lì su quelle tribune con il rischio di venire confuso come uno degli "altri", quelli che mi circondavano, "tifosi" che accolgono esultando l'infortunio di uno dei proprio giocatori. Un giocatore che, per inciso, non stava facendo peggio di altri, nel piattume dell'Italia vista in campo ieri sera.

Mi sono vergognato di far parte di una nazione che a livello di cultura sportiva fa parte del terzo mondo, e che ieri sera lo ha dimostrato al pianeta intero.

Un'occasione persa, quella di ieri sera, per l'Italia e per gli italiani.
L'Italia, in campo, con un pizzico di coraggio in più avrebbe potuto far meglio, strappando, chissà, anche la vittoria ai sublimi palleggiatori spagnoli. Gli italiani, sugli spalti, avrebbero potuto dare una dimostrazione di maturità: dopo che agli Europei Conte aveva saputo risvegliare la passione intorno agli azzurri, ieri sera c'era l'occasione perfetta per riconfermare quest'attaccamento ai colori e alla maglia. C'era un avversario di prestigio, c'era un palcoscenico favoloso come lo Juventus Stadium, c'erano in palio punti pesanti, c'erano gli occhi dell'Europa puntati su di noi: era l'occasione giusta per offrire una bella prova di maturità, ma i "tifosi" italiani sono stati bocciati senza appello.

Mentre l'opaca Italia di Ventura, in campo, è riuscita a conquistare un pareggio, gli italiani, sugli spalti, hanno subìto una cocente sconfitta.

Stamattina, sulla Gazzetta, Carlo Laudisa ha scritto che per portare il calcio italiano alla rinascita serve riportare la gente negli stadi. Ma se "la gente" è questa, bè, meglio tenerla ben lontana dai nostri campi.

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