sabato 8 ottobre 2016

Ventura, Pellè e il tribunale del web

Premessa: Graziano Pellè ha sbagliato. Ha sbagliato ad ignorare la mano di Ventura dopo la sostituzione, ha commesso una grave mancanza di rispetto verso il suo allenatore, verso i suoi compagni, verso i tifosi. Su questo non ci piove. Ha sbagliato ed è giusto che paghi le conseguenze del suo comportamento: l'esclusione dai convocati per la gara contro la Macedonia è a mio parere una "pena" giusta, condivisibile e comprensibile da parte di un allenatore e di uno staff che devono far rispettare delle basilari regole di rispetto. Però...però c'è un però.

La mia riflessione parte da un post pubblicato su Facebook da Simone Cola, amico e blogger de "L'Uomo nel Pallone", nella giornata di ieri, venerdì, quando la solita gogna mediatica nei confronti del centravanti azzurro si era già scatenata da ore.

"Pellè ha sbagliato, è uno stronzo. Ma voi che lo definite per questo "una pippa", ve lo assicuro, non siete dei fenomeni. Scindere i due aspetti e criticare nel merito è davvero così difficile?"

Così scrive Simone. Chiaro, conciso, dritto al punto: per me è impossibile non essere d'accordo con quanto sostiene. Perchè come al solito il tribunale dei social network, dal triplice fischio di Italia-Spagna in poi, ha iniziato a sputare sentenze e giudizi sull'attaccante pugliese senza alcun equilibrio, senza la benchè minima obiettività. E così, dalla critica al comportamento dell'uomo Pellè per il brutto gesto di giovedì sera, pienamente condivisibile, si è passati in un baleno al giudizio sul Pellè giocatore, che francamente in questa circostanza non aveva ragione di esistere. E come scrive Simone, la mancata stretta di mano a Ventura ha trasformato Pellè in una "pippa", come se i suoi comportamenti fuori dal campo inficiassero il suo valore come giocatore. O almeno, così è stato per la marea di sedicenti esperti calciofili che navigano in rete. Chiariamo: Pellè, come calciatore, può piacere o non piacere, ma additarlo come "scarso", o peggio come "pippa", per la mancata stretta di mano a Ventura ha onestamente poco, pochissimo senso.


E se si vuole approfondire ulteriormente l'analisi, si scopre che i numeri di Pellè non sono esattamente quelli di una "pippa". In 20 presenze azzurre il centravanti a timbrato 9 reti, per una media di 0,45 reti a gara, in pratica quasi un gol ogni due partite. Per fare alcuni paragoni, Totti in azzurro ha una media di 0,15 reti a partita, Del Piero si ferma a 0,29, Gilardino a 0,33, Inzaghi a 0,43, Toni a 0,34. Prima che ci piovano addosso accuse di blasfemia: non si sta paragonando Pellè a questi giocatori, si stanno semplicemente confrontando i numeri, numeri che dicono che il centravanti emigrato in Cina, in azzurro, ha un ruolino di tutto rispetto, migliore di quello di grandi campioni del nostro pallone.

Parliamo di un attaccante che dall'ultimo Europeo è uscito con le ossa rotte per il gesto a Neuer e per lo sciagurato rigore sbagliato contro la Germania, ma che prima aveva segnato contro Spagna e Belgio. E sempre all'Europeo l'unica gara in cui l'Italia ha dovuto rinunciare a Pellè, quella contro l'Irlanda, è stata la peggiore giocata dagli azzurri in terra transalpina, anche se questo, per i suoi detrattori, potrebbe essere un caso. Parliamo di un attaccante capace di tenere una media di quasi 30 reti a stagione in Olanda, non un campionato "top", ma di certo un buon banco di prova. Parliamo di un giocatore che nelle due stagioni in Premier League è sempre andato in doppia cifra, senza giocare in un grande club: in Premier League, non il campionato del dopolavoro.

Insomma, i numeri di Pellè nelle ultime stagioni legittimano ampiamente la sua presenza nella nazionale azzurra, che di certo non abbonda di fuoriclasse. Eppure, per tanti, l'attaccante ex Lecce non è altro che un usurpatore che indossa una maglia che non merita, un mediocre arrivato in nazionale per motivi sconosciuti ed inspiegabili. E ancora un "pagliaccio", un "tronista", un "montato", tanto per citare alcune delle sentenze emesse dal web in questi giorni. Giudizi sul giocatore che però, nella gran parte dei casi, non si basano su quanto da lui espresso sul campo: se così fosse sarebbe interessante controbattere, come abbiamo parzialmente provato a fare, per capire i motivi di quest'accanimento verso il pugliese. Purtroppo, però, non è così. I giudizi lucidi e ragionati non mancano, ma spariscono di fronte alla maggioranza, una maggioranza che etichetta Pellè come "pippa" non per quanto ha mostrato sul campo, ma per quanto ha fatto fuori dal rettangolo verde, mancando di stringere la mano a Giampiero Ventura. Tralasciando poi gli insulti e le becere offese per il suo trasferimento in Cina, che meriterebbero analisi a parte, tirati in ballo anche in questi giorni, senza alcuna motivazione logica.

Dove stia il senso in tutto questo, onestamente, è difficile capirlo.
Chiudiamo tornando alla premessa: Pellè ha sbagliato ed è stato giustamente punito. Ma ciò che ha fatto giovedì sera, al minuto 15 della ripresa di Italia-Spagna, non dovrebbe in alcun modo influenzare i giudizi sul giocatore.

Irrispettoso sì, pippa no. O almeno, non per una mancata stretta di mano.

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