lunedì 20 marzo 2017

Sebastian Deisler, la sofferenza nel destino


Oggi, il movimento calcistico tedesco è tra i più scintillanti del pianeta. Una nazionale stracolma di talenti, non a caso campione del mondo in carica, un campionato, la Bundesliga, in crescita costante non solo sotto il profilo tecnico, stadi all'avanguardia, la media spettatori più alta del continente europeo. Un movimento che, insomma, scoppia letteralmente di salute. Basta portare indietro le lancette degli orologi di poco più di 15 anni, però, per scoprire una realtà profondamente diversa. Negli anni a cavallo tra i due millenni, il movimento del pallone teutonico attraversa una fase di profonda crisi: emblematica l'eliminazione nella fase a gironi dell'Europeo del 2000 per la Mannschaft di Erich Ribbeck. Le speranze di rilancio, per la Germania del pallone, risiedono nei piedi e nel talento di un ragazzo appena ventenne affacciatosi sulla scena con la casacca del Borussia Moenchengladbach e poi passato nella capitale, all'Herta di Berlino. Sulle sue giovani spalle poggia il peso del rilancio di un movimento glorioso, quello tedesco, che si ritrova però improvvisamente orfano di veri campioni. Spalle giovani, che si riveleranno troppo fragili per sostenere una tale responsabilità.
Quel ragazzo così giovane e fragile risponde al nome di Sebastian Deisler: è nato il 5 gennaio 1980 a Lorrach, Germania sud-occidentale, a pochi passi dai confini con Svizzera e Francia. Longilineo, non particolarmente prestante, ma agile, Deisler inizia a correre dietro un pallone all'età di 6 anni, nel TV Turmlingen. E' qui che mette in mostra doti tecniche assolutamente fuori dal comune, una qualità nel calciare il pallone riservata a pochi eletti, ai predestinati: e sarà proprio questo, quest'etichetta di baciato dal Signore, di salvatore designato della patria pallonara teutonica, a condizionare in modo pesantissimo non solo la sua carriera, ma la sua vita in generale. Discorsi, questi, che all'inizio degli anni Novanta sono però lontani: allora Sebastian è solo ed esclusivamente un giovane di belle speranze, uno di quelli che nel calcio, come si dice, può "diventare qualcuno". Per lui parlano i numeri: a 9 anni il piccolo Deisler segna 215 reti in una sola stagione. Se ne accorge il Borussia Moenchegladbach, che lo preleva dal club dov'è calcisticamente cresciuto nel 1995. Passano tre anni, e nel 1998, per Deisler, appena diciottenne, è già tempo di esordire in Bundesliga: troppo evidente il suo talento, troppo debordante, per essere confinato sui campi dove si affrontano le selezioni giovanili. Friedel Rausch, così, lo manda in campo con la prima squadra e a tutti è chiaro fin da subito che "Basti" non è un calciatore qualunque: classe cristallina, visione di gioco, tecnica sopraffina. Un talento di quelli che passano ogni vent'anni, così evidente agli occhi di tutti che anche i tedeschi, solitamente freddi, pragmatici, cinicamente pratici, si lasciano andare a lodi sperticate e paragoni decisamente impegnativi: Matthaus, Littbarski, Magath, addirittura il più grande di tutti, Franz Beckenbauer. Proprio il Kaiser spende per lui parole importanti: "Fisicamente e tecnicamente il migliore in Germania". Lo segue a ruota un altro big del passato, Rudi Voller: "Farà le fortune della Germania per il prossimo decennio", l'investitura dell'ex attaccante della Roma. E' qui, nei primi mesi della stagione 1998-1999, in cui non riuscirà, nonostante 17 presenze e una rete, ad evitare la retrocessione del suo Borussia, che Sebastian inizia a sentirsi addosso quell'etichetta di predestinato, quel peso che qualche anno più tardi finirà per piegarlo e infine per schiacciarlo.


Ma questi sono discorsi che appartengono al futuro. Al termine della stagione 1998-1999 Basti è un ragazzo spensierato, grato al fato che gli ha regalato un talento non comune, felice di poter vivere facendo ciò che ama, giocare a calcio. Un ragazzo quasi ingenuo nella sua passione: nell'estate del '99 rifiuta l'irrifiutabile, un'offerta del Bayern Monaco. Va al più modesto Herta Berlino, Basti. La motivazione? Semplicissima: "Al Bayern non giocherei". E' questo l'unico desiderio del Sebastian Deisler diciannovenne: giocare, divertirsi, correre dietro quel pallone che ha conosciuto quand'era bambino e che non ha lasciato più. E lui, lontano dal pallone, non ci vuole stare: ha solo 19 anni, ma si è già messo alle spalle un serio problema al ginocchio, che lo ha bloccato nel finale di stagione al Borussia. Un infortunio che gli ha permesso di capire che stare a guardare non gli piace, che vuole giocare, che vuole essere protagonista e non comparsa. Nella sua prima stagione nella capitale Deisler colleziona 20 presenze e 2 reti, l'Herta ottiene un buon sesto posto e la qualificazione alla Coppa Uefa. In estate il giovane centrocampista fa parte della spedizione tedesca a Euro 2000. Una spedizione fallimentare, conclusa già ai gironi, dopo un umiliante 3-0 incassato contro il Portogallo. Deisler è una delle poche luci, uno dei pochi a salvarsi dal naufragio: le aspettative intorno a lui crescono sempre di più, è attorno a lui che la Germania deve costruire la Maanschaft del futuro, quella della rinascita, quella che dovrà obbligatoriamente essere protagonista ai Mondiali di casa in programma nel 2006. Tra il 2000 e il 2002, nel biennio che conduce al mondiale nippo-coreano, Sebastian inizia a fare i conti con i problemi fisici che ne condizioneranno senza pause la carriera: mette insieme 36 presenze e 7 reti in Bundesliga, e quando sta bene mostra di essere per davvero un giocatore di livello eccelso. Nonostante i continui infortuni, tutti ne sono certi: quella di Deisler sarà una carriera scintillante. Ne sono convinti anche al Bayern, tappa praticamente obbligata per ogni fuoriclasse tedesco che si rispetti. I bavaresi concludono il suo acquisto ancor prima del termine della stagione 2001-2002: dopo il mondiale Deisler saluterà Berlino per raggiungere Monaco. Quei mondiali, però, Deisler li potrà solamente guardare in tv. Già, perchè a maggio, durante un'amichevole con la nazionale, il ginocchio fa nuovamente crack: lacerazione della membrana sinoviale, nuova operazione, la seconda, uno stop di diversi mesi. Un duro colpo per la Germania, ma soprattutto per lui, Basti, un ragazzo che vuole solo giocare a calcio, e che a 22 anni appena compiuti si ritrova a dover affrontare il secondo serio infortunio della sua carriera, un infortunio che gli chiude le porte del sogno mondiale e che rischia di compromettere la sua avventura al Bayern ancora prima che questa sia iniziata. Le sue certezze, quelle del ragazzo a cui la Germania del pallone chiede di farsi trascinatore della rinascita del movimento, iniziano a vacillare pericolosamente. Lui, Sebastian, vorrebbe prendere per mano la Germania trascinarla fuori da anni calcisticamente bui, ma ora inizia a temere di non potercela fare, inizia a pensare che la sua nazione gli stia davvero chiedendo troppo.


Il recupero è lungo e complicato, l'esordio di Sebastian con la maglia del Bayern arriva addirittura un anno dopo l'infortunio: è il 10 maggio 2003, di fronte ai bavaresi proprio l'Herta Berlino che ha visto esplodere il talento di Basti. Finisce 6-3, Deisler bagna l'esordio con due assist, ma la sua prima stagione in Baviera si concluderà con sole 8 presenze, di cui 3 da titolare. Si arriva alla stagione 2003-2004: nonostante i soliti acciacchi, Sebastian riesce a trovare un po' di continuità, scendendo in campo spesso e volentieri come titolare. Sembra l'uscita da un tunnel lungo più di un anno, sembra arrivato il momento: il talento più fulgido di un'intera generazione di calciatori tedeschi, a 23 anni, è finalmente pronto a sbocciare. Questo è ciò che traspare all'esterno. Dentro, nei meandri dell'animo di Sebastian, vivono però i fantasmi nati negli anni precedenti, che mai se ne sono andati e che continuano a minare la serenità di un ragazzo cui una fragilità fisica impressionante sta impedendo di rispettare il suo ruolo di predestinato. L'8 novembre il Bayern strapazza il Borussia Dortmund vincendo 4-1, Deisler mette a referto due assist, ma il giorno dopo il telefono del manager bavarese Uli Hoeness squilla: dall'altra parte del filo c'è Sebastian. "Ho bisogno d'aiuto, sto male". Un grido di dolore, ma stavolta i muscoli e le ginocchia non c'entrano. Stavolta i problemi di Basti sono nel profondo della sua anima. La diagnosi parla di depressione, Deisler viene ricoverato in una clinica di Monaco di Baviera, i medici parlano di "sindrome da burnout": una patologia da stress che spesso colpisce sportivi colpiti da una lunga serie di insuccessi. Il quadro è chiaro fin da subito: Sebastian, per dirla in parole estremamente semplici, non ha retto alla pressione. La pressione di un paese che gli chiedeva di ergersi a salvatore della patria calcistica, le aspettative di chi vedeva in lui il nuovo Matthaus, o il nuovo Littbarski. Paragoni ed etichette che lui, Deisler, non aveva mai amato, e che aveva pubblicamente rifiutato anche durante alcune interviste rilasciate negli anni prima. Voleva solo essere Basti: tutte le altre vesti erano troppo pesanti, per lui. La gravidanza difficile che sta attraversando la moglie, poi, fa il resto. E Sebastian crolla, implode. Rimane lontano dai riflettori fino a maggio del 2004, quando torna in campo segnando anche un gol al Friburgo. Qualche mese costellato dalle solite noie fisiche, poi, quando il peggio sembra ormai messo alle spalle, ecco la ricaduta: la depressione si impadronisce ancora di Deisler, è ottobre del 2004 e Basti deve fermarsi ancora, inghiottito dalla sofferenza di una malattia subdola, silenziosa, ma allo stesso tempo devastante. Un nuovo ricovero in clinica, poi però è la gioia della paternità a corrergli in aiuto nelle fattezze del figlioletto Raphael. Poco a poco Deisler risale dal fondo sul quale si era adagiato, e con la serenità ritrova anche una forma fisica che gli mancava ormai da anni. Tra il 2005 e il 2006 il Bayern e la Germania riassaporano sprazzi di quel talento cristallino che tanto aveva fatto sognare negli anni precedenti, prima di rimanere intrappolato nella morsa degli infortuni e della depressione che avevano perseguitato Sebastian.


La stagione 2005-2006 è quella che porta agli attesissimi mondiali tedeschi. E' qui che Deisler vuole riprendersi con gli interessi quanto il destino gli ha tolto quattro anni prima: la depressione è ormai alle spalle, anche i problemi fisici sembrano dopo tanti anni concedergli una tregua, l'occasione di un mondiale da giocare in casa sembra perfetta per regalargli quel riscatto che la Germania intera gli augura e si augura. Sebastian gioca bene, finalmente sta bene, è ormai pedina inamovibile del Bayern Monaco di Magath. A marzo del 2006, però, il destino riemerge dagli inferi per trascinare giù con sè, ancora una volta, il centrocampista di Lorrach: in uno scontro fortuito in allenamento con l'inglese Hargreaves, Deisler riporta la rottura dei legamenti crociati del ginocchio destro. Serve l'operazione, la quinta in otto anni. Basti dice addio al sogno di un mondiale da giocare in casa e ripiomba nel baratro più profondo. Sebastian, però, sembra aver fatto tesoro delle lezioni che la vita gli ha impartito negli anni precedenti: ,la sua corazza ora è più che mai resistente, Deisler non si lascia abbattere, mentre guarda i suoi compagni di nazionale conquistare il terzo posto al mondiale casalingo lavora in compagnia del fisioterapista. Non vuole arrendersi al destino, vuole provare a riemergere ancora una volta, alla faccia della sfortuna, degli infortuni e dei mostri che lo hanno rapito negli anni precedenti. Il 18 novembre 2006 Sebastian torna in campo contro lo Stoccarda, sette giorni dopo illumina il Bayern con due assist nella vittoria sull'Amburgo, a dicembre torna anche a calcare i campi della Champions League contro l'Inter. Sembra rinato ancora una volta, Sebastian.


Ma le cicatrici, nel fisico e nell'anima, sono ormai troppo profonde e troppo dolorose. A gennaio del 2007, così, Sebastian spiazza tutti, convoca una conferenza stampa e annuncia: "Mi ritiro. Non ho più fiducia nel mio ginocchio, è un calvario. Non gioco in allegria, non posso fare le cose a metà. Giocare è una tortura ormai, mi sento gravemente menomato". Parole che trasudano tremenda sofferenza, quella di un ragazzo a cui il destino ha negato l'amore più grande, quello per il pallone. La dirigenza del Bayern parla di decisione "inspiegabile", congela il contratto di Deisler sperando in un successivo ripensamento.

Ma non ci ripenserà, Basti. Si chiuderà quel giorno, con la conferenza del 16 gennaio 2007, la carriera di uno dei talenti più splendenti e sfortunati della storia del calcio.

Basti dirà basta ad appena 27 anni, arrendendosi ad un destino che ha trasformato in sofferenza ciò che per lui era gioia infinita.

[A.D.] - www.liberopallone.blogspot.it - Riproduzione riservata

FONTI

1 - http://www.contra-ataque.it/2015/06/18/sebastian-deisler-il-campione-di-cristallo-fermato-dal-destino.html
2 - https://inzonacesarini.wordpress.com/2014/11/11/maledetto-destino-la-storia-di-sebastian-deisler/
3 - http://archiviostorico.gazzetta.it/2003/novembre/22/dolori_del_giovane_Deisler_ga_0_0311228672.shtml
4 - http://thesefootballtimes.co/2015/09/03/sebastian-deisler-and-the-pressures-of-elite-sport/

FOTO

1 - www.11freunde.de
2 - www.taringa.net
3 - www.bild.de
4 - www.thefootballmind.com
5 - www.bild.de